La chiesa, uno dei rari esempi di stile ‘neo-gotico a Roma, sorge sul colle Esquilino tra la Basilica di S.  Maria Maggiore e S. Giovanni in Laterano. Consacrata al SS. Redentore, fu eretta in onore di S. Alfonso, fondatore dei Redentoristi, per questo venne chiamata chiesa di S. Alfonso.

Costruita tra il 1855 e il 1859, su progetto dell’architetto scozzese George Wigley, nell’ambito di ‘Villa Caserta’, (che i Redentoristi avevano acquistato dai Caetani), la chiesa (42x14m) fu consacrata dal cardinale Costantino nel 1859. La tradizione narra che mentre si scavava il terreno per porre le fondamenta fu trovata una moneta d’oro veneziana con l’effigie del Redentore e che tale evento fu considerato di buon auspicio.

All’esterno, il portico si apre su tre porte archiacute. Il timpano della porta centrale reca una bellissima immagine in mosaico policromo della Vergine del Perpetuo Soccorso tra gli Angeli, mentre sui timpani delle porte laterali sono scolpiti due bassorilievi di Antonio della Bitta: a sin. su sfondo a oro musivo è rappresentato S. Alfonso; a d. S. Clemente Hofbauer (santo redentorista). Sulla cuspide dell’arco a tutto sesto domina la statua del Redentore (benedetta nel 1899), in marmo di Carrara. Più in alto, si apre un magnifico rosone con l’immagine della Madonna del Perpetuo Soccorso, affiancato da due piccole finestrelle rotonde. Sul frontone spicca una croce irlandese restaurata nel 1964.

Un’ampia scalinata (1932) consente l’accesso all’interno della chiesa, che si apre su una grande navata centrale e due navatelle laterali poste su colonne rivestite di marmo colorato. Un’attenta osservazione consente di notare che il Wigley non seguì attentamente i canoni del gotico d’Oltralpe, ma cercò di realizzarne una ‘interpretazione modernizzata’. La navata centrale, infatti, è separata dalle navatelle laterali da ampie arcate traverse, tipiche del neo-gotico dell’Italia meridionale. Un ricco spettacolo di marmi con belle policromie è offerto dalla navata centrale, mentre le navate laterali suddivise in cappellette conservano sei altari minori in marmo (1932-39) dedicati (da destra) a S. Teresa, a S. Giuseppe, alla Sacra Famiglia, (da sinistra) a S. Francesco, all’Immacolata ed a S. Alfonso. I confessionali, in stile ‘gotico fiorito’, sono stati realizzati nei primi anni del Novecento dal confratello Gerardo Uriati, fine ebanista, su disegno di Gerard Knockaert.

 La vetrata del rosone e le finestre in vetro istoriato (di provenienza francese), che si aprono sulle navate laterali, sono opera di frate domenicano Marcellino Leforestier.  Negli anni 1898-1900, due Redentoristi, l’architetto belga Knockaert (1845-1928) e il pittore bavarese Maximilien Schmalzl (1850-1930), si occuparono di abbellire la chiesa e di aumentarne gli spazi utilizzabili. Risalgono a questo periodo tutti i dipinti visibili nelle cappelle e sulle arcate della navata centrale (opera di Schmalzl) ed il matroneo aggiunto sopra le navatelle laterali, che si apre sulla navata centrale con una serie di trifore.

Al termine della navata centrale, sull’arco trionfale che delimita la zona del presbiterio, risalta un dipinto del primo Novecento di Eugenio Cisterna - "L’Incoronazione della Vergine tra gli Angeli e i Santi della Congregazione"; sottostante l’iscrizione latina dice: "E’ stata esaltata la Santa Genitrice al di sopra dei cori degli angeli ai regni celestiali. Al Cisterna si devono anche gli "Apostoli e Santi", dipinti nei medaglioni sopra le arcate delle navate laterali. Nell’arco absidale è posta un’altra iscrizione latina "Ci hai redenti, Signore nel tuo sangue e hai fatto di noi il regno a Dio nostro". In alto al coro, al centro è dipinta una grande croce con ai lati gli stemmi di Papa Paolo VI e del cardinale Ritter di Saint Louis, U.S.A.

Lo splendido mosaico absidale, "Il Redentore in trono fra la Vergine e San Giuseppe inginocchiati" è stato interamente ricreato nel ‘64 sul precedente affresco di Rohden.

Nel 1995, infine, è stato effettuato l’ultimo restauro dell’Icona del Perpetuo Soccorso (originale del XIV secolo) e sono stati terminati i lavori riguardanti l’altare maggiore, il presbiterio e la teca in vetro, che custodisce il famoso quadro della Madonna.